lunedì 13 luglio 2015

Considerazioni sulla morte

partendo da alcune considerazioni sulla vita...

Cos'è la vita?

A questo non so rispondere, o meglio, non so dare una risposta di cui possa affermare la veridicità al 100% ma posso solo dare un mio personale giudizio che sicuramente non è nuovo né originale, molti altri liberi pensatori sono arrivati alle medesime conclusioni prima di me (questo enfatizza il dato di fatto che il cervello comune [sì, i liberi pensatori non sono persone di chissà quale livello intellettuale o chissà quali geni [[ovviamente ci sono casi in cui il genio è anche un libero pensatore certo, ma non è la regola]] sono semplicemente persone che rompono gli schemi di pensiero imposti per provare a formulare qualcosa di autonomo] ha dei limiti anche di pensiero, per mancanza di prove che possano confermare o no ipotesi e teorie, e che quindi ti possono portare solo a formularne di nuove, senza comunque raggiungere una meta sicura)
A dire il vero, non riesco ad azzardarmi a dare un ipotesi più sicura delle altre su cosa sia la vita, potrebbe essere un viaggio, un dono, potrebbe essere un'illusione o un sogno, come potrebbe essere una realtà diversa. Troppe ipotesi valide per metterne anche solo una su un piedistallo. Della vita solo una cosa si sa per certa, che è collegata alla morte.


L'approccio alla vita è diverso per ognuno.
La vita è fatta di scelte, frase fatta, clichè, banalità, ma ciò non sminuisce la sua veridicità. Quello che la vita ci offre sono solo scelte, infinite e diverse scelte. Così come la vita non ha un senso, un significato, siamo noi che dobbiamo attribuirgliene uno, non esiste un senso della vita comune, il senso della vita per una persona non corrisponde necessariamente al senso della vita di un'altra persona. Tutti i liberi pensatori bene o male, prima o dopo, arrivano a questa conclusione, che, come si può vedere, non porta a niente, è un vicolo cieco; ho conosciuto alcune persone che si sono fatte sopraffare da questo pensiero, arrivando alla conclusione che se la vita non ha senso, non ha senso viverla, ho conosciuto altri invece che sono andati più in la di questo pensiero, arrivando a capire che la vita non regala niente, sei tu che lo devi prendere se lo vuoi, lei però ti offre delle scelte, ed arrivando a questa conclusione, si può solo cercare di dare un senso alla propria vita. Cosa non facile, ma non impossibile. La situazione in cui ci troviamo, proprio qui, adesso, ora, è esattamente il risultato delle scelte che abbiamo preso. La vita è fatta solo e soltanto di scelte, sta a noi saperle sfruttare. Non esiste il "Non c'è scelta" la scelta esiste sempre, che poi le scelte in certe situazioni non possono essere infinite (esempio: una persona che rimane bloccata in un ascensore non ha molte scelte a disposizione per uscire, può aspettare i soccorsi o provare ad uscire da sola, il che comporterebbe una scelta rischiosa, ma pur sempre una scelta ) sono d'accordo; che poi le persone escludano a priori le scelte con conseguenze deleterie considerandole non scelte, non toglie il fatto che una scelta c'è sempre.
Come tutti dovrebbero sapere, la vastità di scelta è ben più difficile da gestire che due scelte predefinite, ci si chiederà sempre "Avrò fatto la scelta giusta? Cosa mi sono perso scegliendo questo piuttosto che quest'altro?", la moltitudine da l'illusione di libertà, ma è solo un illusione, perché una persona non può comunque avere la libertà di usufruire di ogni scelta, deve comunque appoggiarne solo alcune, ed escludere le altre, troppa scelta crea sempre confusione e insicurezza, per questo molti individui faticano a capire quale sia la loro strada, esistono così tante possibilità che non si può provarle tutte, non si può provarne una, scartarla e ripiegare su un'altra, per poi passare ad un'altra ancora, all'infinito, il tempo di vita naturale a disposizione è troppo poco; e qui è il paradosso della vita, che ci offre infinite occasioni per una vita fatta per finire, quindi, per quanto ne sappiamo, abbiamo una sola possibilità di far bene le nostre scelte. Per questo la vita è così difficile da affrontare per chi non si sia fissato un obbiettivo, ma anche chi riesce a raggiungere la propria meta non vuol dire che sia necessariamente soddisfatto di dove sia arrivato, non vuol dire che non abbia rimpianti o rimorsi. Qualsiasi persona, ed intendo qualsiasi persona, se perde il senso della vita, qualsiasi esso sia, può cadere in uno stato di depressione senza fondo. La noia è il peggior nemico del sistema nervoso, in mancanza di stimoli se li auto crea, si può dire che la noia porta all'analisi come molte altre cose, ma la noia fa diventare tutto morboso, ti fa scavare a fondo, ed io parlo proprio della noia pesante, che ti senti addosso come un macigno; per questo l'uomo ha così tante attività e scelte per ingannare il cervello, per distrarlo dalla noia, praticamente tutto quello che non corrisponda ai nostri bisogni primari e fondamentali è qualcosa che fondamentalmente non ci serve, o meglio, non ci servirebbe se ci fossimo fermati allo stadio di evoluzione degli animali che conosciamo, abbiamo affnato e raffinato il cervello ed ora abbiamo bisogno di queste cose; ce le siamo create noi le distrazioni ed il motivo c'è, penso sia una conseguenza dell'evoluzione, abbiamo sviluppato il pensiero e la parola (sto ancora cercando di capire se sia nato prima il pensiero o la parola) per comunicare e poi tutto questo è andato oltre, (una cosa come " nostri antenati erano arrivati allo sviluppo completo del corpo e poi hanno cominciato a perdersi in vezzeggiamenti sulle lettere" - "). C'è chi sceglie di passare la sua vita ad analizzare o capire la vita, e c'è chi se ne frega e no, quei discorsi non gli interessano, in fondo, se è vero che abbiamo una sola vita, non ha senso sprecare tempo a pensarci (a pensare alla vita)
E' proprio vero che gli stupidi sono i più felici.
Quando tutto diventa "già visto, già provato, già fatto" o qualcosa ci riporta alla realtà, subentra il vuoto, la noia, e molto spesso i pensieri profondi su chi siamo, cosa siamo, su cosa sia la vita, si insidiano nelle nostre sinapsi fino a che ci si accorge che non ci sono risposte esatte a queste domande, e si cade in un loop di teorie infinite, chi persiste nella ricerca di questa verità, cercando sicurezze e certezze, si ritroverà disorientato e preda della disperazione.

Come affermò un grande pensatore, DFW, tutti siamo solipsisti, per noi il nostro io è al centro di tutto, e come potrebbe essere altrimenti visto che conosciamo solo la realtà del nostro io personale? Alcuni si potrebbero considerare meno solipsisti di altri, ma l'egoismo è intrinseco nell'uomo, fa parte della sua natura; ciò non è sbagliato, come tutto, richiede solo Equilibrio, questo è il segreto della vita, ben davanti ai nostri occhi, ben stampato nella nostra testa, ma così abusato e banale che quasi nessuno si ferma a riflettere, perché quando è stato inculcato tale concetto eravamo troppo piccoli per capirlo, privi di esperienze, e quando possiamo finalmente capire la tal frase, il tal concetto, emozione, ormai per noi è scontato, lo bolliamo come "già sentito" e non lo prendiamo più in considerazione, per noi sono solo "frasi fatte"/"un classico".
Il dolore causato da una scomparsa è dovuto al nostro egoismo e dal fatto che abbiamo passato il resto della nostra vita offuscando e distraendo il cervello da cosa sia la morte, dalla sua esistenza, fino a quando si presenta il momento in cui dobbiamo affrontarla, indirettamente e non. Il dolore per una persona cara non potrà mai mancare, ma chi ha bene chiaro che la morte fa parte del processo, del ciclo della vita, chi ha bene chiaro di cosa voglia dire vivere e di cosa sia la nostra realtà, riuscirà ad accettare molto prima la perdita di qualcuno rispetto ad una persona che illude e distrae il cervello sperando che la cosa innominabile si presenti il più tardi possibile, chi elude la realtà, chi non la tiene ben presente, chi la esclude, chi la offusca, chi la distrae, quando dovrà farci i conti ne uscirà distrutto, se mai ne uscirà. E' proprio vero che il dolore offusca la mente. Chi non riesce più a vivere dopo una perdita è perchè non ha mai tenuto la realtà in considerazione, e perché ha fatto lo sbaglio di abituarsi ad una persona, alla sua presenza, senza tener conto che la vita non è stabile e sicura, è un ciclo, un eterno cambiamento a rotazione. Ed è il nostro egoismo che può farci sentire un vuoto oltre ogni limite, la persona morta non soffre più, non c'è più, noi che rimaniamo in vita soffriamo per lei, o meglio, soffriamo per noi perché ci è stata preclusa la scelta che avevamo fatto, perché ci viene tolto qualcosa a cui avevamo dedicato la nostra vita o le nostre attenzioni, il nostro affetto, piangiamo per la Nostra perdita, non per la perdita in sé, perché quella persona ci faceva stare bene, perché ci rendeva felici, perché avevamo trovato con lei il nostro equilibrio, qualsiasi cosa sia, è comunque nostra. Molto spesso dipendiamo dagli altri in senso affettivo, qualsiasi cosa può diventare una droga e creare dipendenza se ne si abusa. Cerchiamo di impedire ad altri di togliersi la vita, non per chissà quale nobile ragione, ma per altre che di nobile non hanno niente, può essere che sentiamo il bisogno di quella persona o che vogliamo solo essere in pace con la nostra coscienza, dipende dalla situazione, ma siamo sempre spinti dal nostro egoismo. In tutto e per tutto. Se così non fosse saremmo già tutti morti di fame o morti per disidratazione, l'egoismo è quel meccanismo che serve a proteggergi e a mantenerci in vita, ed ancora una volta, se usato con il giusto bilanciamento, in modo equilibrato, è salutare. Ho sentito persone affermare di non essere egoiste perché a loro piace far ridere le persone, sicuramente la persona che ride alle tue battute (a meno che non finga) starà bene, sarà contenta che tu la faccia ridere, ma tu, Tu, che la fai ridere, a Te che piace far ridere le persone, lo fai perché ti piace, perché ti senti bene quando fai ridere altre persone, lo fai per te stesso, perché sai cosa ti porterà e lo vuoi ottenere, sai che facendo ridere gli altri ti sentirai bene ed allora lo fai, all'apparenza sembra un gesto altruistico, ma le motivazioni che ti spingono a farlo non lo so. Sono veramente Rare le persone che decidono di regalare un sorriso a qualcun altro con la consapevolezza che a loro non porterà né gioia, né un senso di benessere. Chi si sacrifica per un'altra persona lo fa comunque per se stesso, perché la gioia e la felicità di vedere che quella persona sta bene, che non ci sono più problemi, da a chi lo fa la stessa gioia e felicità che ha donato alla persona per la quale si è sacrificata. Qualsiasi cosa può diventare una droga e creare dipendenza se ne si abusa. Qualsiasi